Che cos’é il laser endovena?


Il laser endovena è una Tecnologia sviluppata in Germania più di venti anni fa, portata per la prima volta in Italia dal Dr. Raggi nel 2007.
Da allora il Dr. Raggi Francesco è impegnato come relatore ai convegni dell’I.S.L.A. (International Society for Laser Applications) ed effettua periodicamente corsi e seminari sulla laser terapia endovena in Italia e all’estero.
Il laser endovena è un dispositivo medico laser largamente utilizzato in Europa, così come in Russia e negli Emirati Arabi; tuttavia tale metodica potrebbe risultare nuova per la maggior parte degli Italiani, medici inclusi, soltanto per il fatto di essere una tecnologia molto specifica, utilizzata principalmente nell’ambito cardiovascolare.


Laser Endovena a bassa potenza


Questo video mostra l’esecuzione della tecnica del laser endovena a bassa potenza:





La tecnica del laser endovena a bassa potenza viene utilizzata di frequente per curare malattie cardiovascolari e polmonari:
Molte ricerche scientifiche internazionali che descrivono l’efficacia della metodica nel settore cardiovascolare e polmonare sono pubblicate sul database PUBMED del National Institutes of Health Americano.
clicca qui per visualizzare gli studi pubblicati su PUBMED.


Altri ambiti di applicazione della laser terapia endovena a bassa potenza sono:

- malattie cardio-vascolari: – Cardiopatia ischemica – Ipertensione arteriosa – Retinopatia Diabetica;
- malattie cardio-vascolari: cardiopatia ischemica, ipertensione arteriosa, retinopatia diabetica;
- malattie polmonari: asma, bronchite cronica, enfisema;
- malattie cerebro-vascolari: ictus, ischemia cerebrale cronica;
- malattie gastrointestinali: pancreatite cronica, ulcera peptica;
- malattie endocrine: diabete mellito;
- malattie su base allergica;
- malattie infettive;
- malattie neurologiche.
Si riporta a titolo esemplificativo una OCT di una paziente di 54 anni con retinopatia diabetica prima e dopo il trattamento con un ciclo di 10 sedute di laser endovena.

prima dopo



















Prima del trattamento si osserva notevole edema cistoide maculare sia a livello delle cellule neuronali sia a livello delle fibre nervose, con qualche fenomeno di trazione.
Dopo il Trattamento si assiste ad una scomparsa dell’edema neurale. Permane qualche area cistica in corrispondenza delle fibre nervose e si osserva un ritorno ad un normale profilo retinico con comparsa della fisiologica depressione foveale.


La terapia del laser endovena a bassa potenza

La terapia ha una durata di circa 20-30 minuti e viene effettuata tramite l’inserimento in vena di un ago cannula e di una fibra ottica monouso. La tecnica del laser endovena a bassa potenza prevede che la luce laser sia direttamente emessa nel flusso sanguigno perché molte delle più efficaci lunghezze d’onda non riescono a superare il primo millimetro di pelle.


Sicurezza e Controindicazioni

La tecnica è sicura e finora non ha mostrato particolari effetti collaterali.
L’unico “fastidio” è legato al fatto che occorre inserire un ago nel braccio (di tipo 22G, quindi della misura più piccola, utilizzato anche per i prelievi di sangue nei bambini), per cui occorre preventivare un po’ di fastidio solo al momento dell’inserimento in vena, perché successivamente l’ago viene subito tolto e viene lasciata soltanto la fibra ottica (plastica morbida monouso) che entra qualche millimetro nel braccio, poi anche la fibra viene tolta al termine della singola terapia (dopo 20-30 minuti).
Ci sono controindicazioni? Cioè ci sono sono delle persone che per specifiche loro problematiche non possono fare il laser?
Le persone che si trovano nelle seguenti condizioni purtroppo non possono effettuare il laser endovena:
- chi assume anticoagulanti (da non confondere con gli antiaggreganti che non sono una controindicazione);
- chi ha l’emofilia (malattia genetica rara);
- chi ha la porfiria (malattia genetica rara).
In ogni caso il medico valuterà poi la specifica situazione del paziente.


Meccanismo d’azione del laser endovena a bassa potenza

Per far comprendere in maniera semplice il meccanismo d’azione del trattamento Laser Endovena a bassa potenza si può ricorrere a un paragone: quello tra emoglobina e clorofilla. Entrambe le molecole hanno un gruppo eme, identico nella struttura chimica, come si può vedere dall’immagine, con l’unica differenza di avere al centro della molecola un atomo diverso: di ferro per l’emoglobina e di magnesio per la clorofilla.
Oltre ad avere una struttura chimica simile possiedono anche un’altra caratteristica in comune: la proprietà di essere sensibili alla luce. Questa capacità è detta fotosensibilità. Sappiamo tutti che la clorofilla cattura la luce solare e che questo fenomeno è alla base della fotosintesi; tuttavia pochi sanno che anche l’emoglobina viene attivata quando è esposta a precise lunghezze d’onda. Con l’attivazione dell’emoglobina si producono particolari effetti, tra i quali un miglioramento della capacità di trasportare l’ossigeno ed è per questo che la metodica risulta estremamente efficace nelle malattie polmonari e nei deficit della circolazione del sangue.
Oltre all’emoglobina anche altre molecole possono essere “attivate” dalla luce: gli enzimi AMP kinasi, la Cicloossigenasi e il Citocromo p450 – quest’ultimo così chiamato perché fotosensibile alla lunghezza d’onda di 450 nm; quindi, avendo il medico a disposizione molteplici lunghezze d’onda laser (rosso, verde, blu, infrarosso, etc) può agire a livello di processi e metabolismi cellulari per ottenere specifiche risposte da parte dell’organismo.
In pratica il laser endovena è una flebo di “luce laser”, non si utilizzano né farmaci né altre sostanze chimiche, ma soltanto specifiche lunghezze d’onda di luce. All’interno dell’organismo la luce reagisce con le molecole fotosensibili, scatenando così specifiche reazioni “fotochimiche” che riducono i radicali liberi e normalizzano la disfunzione endoteliale – i due meccanismi alla base delle problematiche cardio-circolatorie e dell’ipertensione.
Tutto ciò si traduce con un miglior flusso di sangue, con un abbassamento delle resistenze periferiche, con un miglioramento del trasporto di ossigeno e con un miglioramento delle funzioni dell’endotelio (membrana di cui sono fatte le arterie).